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Fai bei sogni, di Massimo Gramellini

Foto personale coperta da copyright. Se utilizzata citare integralmente il Blog.

Titolo: Fai bei sogni

Autore: Massimo Gramellini

Editore: Longanesi

Lunghezza: 229 pagine

Data di uscita: Marzo 2012

Trama: “Fai bei sogni” è la storia di un segreto celato in una busta per quarant’anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. “Fai bei sogni” è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra. “Fai bei sogni” è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l’inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell’amore e di un’esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.

Recensione:

Molto più importante di quello che sappiamo o non sappiamo è quello che non vogliamo sapere.

Ci sono fatti, nella vita, che ci temprano anche se non li conosciamo. Un po’ come se crescessimo all’ombra: sappiamo che qualcosa ci circonda, ma non la vediamo, non si è palesata. C’è e basta eppure nella sua incomprensibilità ci fa sentire che ci ha tolto qualche altra possibilità. La vita al sole.

Ecco, è così che mi viene da pensare alla storia di Gramellini. In quest’opera, che per sua ammissione nei ringraziamenti non doveva assolutamente essere questa, troviamo la sua vita, quella vera, che da bambino orfano di una mamma suicida nella notte di capodanno, cresce senza conoscerne i retroscena. Tutti lo proteggono a modo loro lasciandolo nel silenzio di quel gesto. Semplicemente la mamma da un giorno all’altro non c’è e quel che resta è un bimbo che diventa grande con un ombra che diventa una voragine nel petto. Tutto, e niente, diventa importante nel tentativo di trovare un appiglio alla vita strappata anche a lui, sino al giorno in cui un articolo di giornale vecchio ormai di quarant’anni, rimette insieme i tasselli dei racconti a mezza voce e a mezze frasi.

Nel frattempo però Massimo è diventato un uomo, è riuscito a trovare una donna abbastanza paziente da ascoltare i suoi silenzi e da rispondergli persino. Con le parole giuste, quelle che neppure il Belfagor che è in lui sapeva di necessitare.

E allora come si fa a perdonare una mancanza lunga quarant’anni? Si ama. Si ama sino a infiltrarsi nelle crepe di chi l’amore non ha saputo reggerlo. Si ama come vorremmo essere amati a nostra volta, di quell’amore che ci rende spettacolari vasi kintsugi nonostante tutti i nostri difetti appuntiti.

Si è seduta sul bordo del letto e mi ha guardato a lungo in silenzio. Ha disteso la mano in una carezza, ma l’ha richiamata subito indietro per non svegliarmi.
Mi ha rimboccato le coperte, si è chinata su di me e ha sussurrato qualcosa.
Fai bei sogni, piccolino.

Quello che resta, a pagine chiuse, però è quel retrogusto di aver vissuto poco quelle sue sensazioni. Scavate non sino alle viscere, raccontate non sino a lasciarle sanguinare anche da questo lato del foglio.

Masochismo? Sadismo? No, desiderio di empatizzare a fondo, di sperimentare situazioni inenarrabili e certo non augurabili.

Parlo per desiderio personale. Avrei voluto un’introspezione ancora maggiore, descrizioni meno giornalistiche, e più vive. Più umane.

Consapevole che resti una storia drammatica e un libro comunque con una “bella” storia, sono una voce fuori dal coro se dico che mi aspettavo di più?

Caratteristiche: Crescita, formazione, resilienza, elaborazione del lutto.

Genere: Autobiografia

Stile narrativo: Riflessivo

PoV: in prima persona

Sensualità: Assente

Finale: Autoconclusivo

Voto: 3.5🖋️/5

Classificazione: 3.5 su 5.
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