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Conflitto d’interessi, di Paola Chiozza.

Titolo: Conflitto d’interessi

Autore: Paola Chiozza

Editore: Self Publishing

Lunghezza: 287 pagine

Data di uscita: 20 Gennaio 2020

Trama: Disturbo mentale o trauma cranico? Sofia Russo non capisce cosa abbia colpito la sua famiglia. Forse è stata la vincita alla lotteria a farla impazzire.
Se almeno fosse stato un meteorite, avrebbe ereditato il denaro e bevuto cocktail su una spiaggia dei Caraibi per il resto dei suoi giorni.
Di certo non avrebbe speso quei soldi per aprire una pasticceria in Islanda.
E così, a ventiquattro anni suonati e con una naturale inclinazione alla catastrofe socio-sentimentale, Sofia si ritrova a Reykjavík. A combattere contro il freddo e la puzza di pesce putrefatto.
Proprio quando pensa che non ci sia niente di più brutto dell’assenza del bidet, arriva lui.
Joann Sigurdarson è un vichingo, in tutte le accezioni del termine.
Soprattutto in quelle negative.
Sfacciato, prepotente, scorbutico e… maledettamente affascinante.
Può andare peggio? Sì, se Joann spunta proprio dall’unico posto da cui Sofia dovrebbe tenersi alla larga: il negozio di fronte a quello della sua famiglia.
Il vichingo impertinente rappresenta la concorrenza. Quella spietata, fatta di equivoci, provocazioni, conflitti e puro odio.
Eppure, sebbene nessuno dei due creda al proverbio “chi disprezza compra”, resistere alla tentazione sembra impossibile. Joann e Sofia non sanno più chi sono. Si odiano o si vogliono?
Già.
Forse era meglio il meteorite.

Recensione:

Neanche il tempo è dalla mia parte, fa così freddo che rischio di morire di ipotermia. La menopausa da congelamento è dietro l’angolo.

Se per Sofia Russo, l’equivalente di un disastro cosmico come un meteorite è finire in Islanda nel bel mezzo del nulla e del ghiaccio dovendo abbandonare Napoli, l’altra faccia della medaglia, vista con gli occhi degli islandesi è ritrovarsi lei, Sofia “attraggo i guai come una calamita” Russo non solo per strada, ma persino in TV.

Ma andiamo per gradi: si evince già dalla trama l’entusiasmo con cui Sofia lascia Napoli, e il perché è chiaro. Quale italiano, o meglio napoletano, vorrebbe volontariamente lasciare il suo angolo di paradiso caloroso, chiassoso e colorato per l’algido Polo Nord? Nessuno? Non proprio, dal momento che i genitori di Sofia lo progettavano sin dai tempi del viaggio di nozze, ma di sicuro non lei. E perché non è rimasta a Napoli, allora, vi chiederete. Beh, perché se c’è una cosa che i napoletani, no, meglio gli italiani, amano più della pizza è la famiglia, e Sofia non fa alcuna differenza. Quindi decide di seguire quegli squinternati dei genitori nella loro folle idea di aprire una pasticceria napoletana in Islanda.

Sì vabbè, ma cosa mai potrebbe andare storto in un paese tanto civilizzato, vien da chiedersi.

Ma niente, se non si considera che il livello di civilizzazione e di rispetto delle regole degli italiani a confronto fa sbiancare persino gli islandesi e che quando, per qualche benevolo allineamento di pianeti il vichingo più fygo sulla faccia della terra le dimostra un minimo di interesse, Sofia è capace di buttarsi letteralmente da un’auto in corsa terrorizzata all’idea che quel tizio dagli zigomi sporgenti, con l’attaccatura dei capelli a punta e tanto barbuto sia l’emblema del criminale Lombrosiano.

C’è da dire che neppure il vichingo Joann doveva esser particolarmente soddisfatto dalle educate autoctone (oppure che lo charme italico non ne sbaglia una), se non riesce a non gravitarle attorno nemmeno perché scopre che Sofia e la sua famiglia sono i nemici giurati della sua pasticceria di famiglia, prende le auto senza chiedere il permesso, parcheggia in divieto di sosta, scorda il freno a mano, si abbuffa ai buffet, ride sguaiatamente e dice persino le parolacce.

Samuele mi ammazzerà solo per aver preso la sua auto senza permesso. Mi ammazzerà da morta, una seconda volta, per averla fatta sequestrare dalla polizia.

Eppure si sa, al cuor non si comanda, e per quanto si ripetano che devono stare lontani, che tutto è contro di loro e nessuno dei due vuol dispiacere la propria famiglia, l’effetto che ottengono è decisamente l’opposto. Per convincersi che nulla potrebbe funzionare tra di loro passano persino il primo appuntamento più ridicolo e imbarazzante della storia degli appuntamenti, ma che finisce così bene che possono solo mandarlo in malora. E lo fanno, ma nemmeno questo basta a separarli.

Così, un’altra volta ci si mette l’italianità burlona a giocargli un tiro mancino, guidata da un fratello che è identico al fratello di tutte noi, facendoli partecipare all’equivalente di Bake Off in Islanda, ma tra pasticceri professionisti.

Non vi spoilero il finale perché credo vivamente che dovreste leggerlo, perché solo leggerlo può dare davvero la misura di quel che intendo, ma è una storia talmente ben costruita e ben pensata che sin dalle prime pagine ci si immedesima nella protagonista e ci si diverte da matti, si ride, ma anche si piange. Vuoi il campanilismo, vuoi la veracità, vuoi che esser strappati dalla propria comfort zone non piace a nessuno, ci si ritrova a volerla abbracciare Sofia per darle la forza di provarci ad ambientarsi davvero. E anche a invidiarle l’inglese impeccabile (non deve averlo imparato alla scuola pubblica) con cui dialoga sin da subito con chicchessia.

Che poi io lo definirei non solo un’opportunità di viaggio in Islanda, questo, ma ben più a fondo nella nostra coscienza, nella nostra italianità e nei valori che rappresenta. Nel bene e nel male. E poi anche nelle paure da cui ci facciamo guidare, che fanno di tutto il mondo, paese.

Perché nel tentativo di sottolineare le differenze, quello che Sofia e Joann scoprono è che se è vero che sono troppo diversi, lo sono per essere complementari tanto quanto sono troppo simili per non capirsi. Per non amarsi. E allora io direi che la nonna di Sofia ci aveva visto lungo non solo sui dolci, ma su tutto: se non combini un macello, non l’hai fatto con amore.

Quando sarete faccia a faccia, da soli, guardalo negli occhi e chiediti: lo amo abbastanza per capire, dimenticare e andare avanti? Lo amo abbastanza per dargli la mia fiducia? Ne deve valere la felicità, non la pena.

Caratteristiche: Hate to love

Genere: Romanzo new adult

Stile narrativo: Battute al vetriolo, ironico e frizzante

PoV: Sofia in prima persona

Sensualità: Piccante, presente, ma non predominante

Finale: Autoconclusivo

Voto: 5🖋️/5

Classificazione: 5 su 5.

Prezzo Kindle: 2,99 euro

Prezzo Copertina flessibile:11,55 euro

Kindle Unlimited: presente

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